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Dici Chianti e pensi al vino

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Dici Chianti e pensi al vino, a quello che senza dubbio è il più conosciuto e il più apprezzato in tutto al mondo, addirittura più dello champagne. Il Chianti Docg viene prodotto nel cuore della Toscana, nella zona compresa tra le province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena, in territori collinari con grandi terrazze e vallate attraversate da fiumi.

La produzione del Chianti pare risalire all’epoca degli Etruschi, anche se soltanto nel 1800 è arrivata la Denominazione di Origine Controllata, seguita poi nel 1967 dalla DOCG, Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Anche dopo il periodo etrusco, la produzione è proseguita abbondante durante l’Impero Romano, sopravvivendo alle invasioni e alle devastazioni barbariche, grazie ai monaci benedettini e vallombrosiani, che spinsero le popolazioni del posto a prendersi cura dei campi, occupandosi addirittura in prima persona della produzione di olio e vino.

In una pergamena datata 790 compare per la prima volta la parola Chianti, inteso come territorio, mentre ci si riferisce alla vinificazione soltanto nel 913. Dall’anno Mille si diffonde poi la coltura esclusiva e specializzata dell’uva, cresciuta in forme basse a filari.

Bisogna attendere il Medioevo perché la vocazione vinicola del Chianti, sull’onda di quelli che erano stati gli insegnamenti dei monaci, conquisti il palcoscenico che merita: nel XII secolo vengono infatti inaugurate le prime produzioni vinicole ufficiali.

Nello stesso periodo, anche la nascita dei Comuni è strettamente legata alla crescita continua della produzione vinicola, perché la vendita del vino costituisce un’importante fonte di ricchezza, che rafforza il potere e il controllo sul territorio.

L’abitudine al consumo del vino, in quell’epoca, si diffonde quasi galoppando e da prodotto di élite diventa una bevanda di consumo popolare. Ecco così che il vino arriva in tutte le case, da quelle dei ricchi a quelle dei contadini, che il più delle volte lo utilizzavano per insaporire l’acqua.

In quel periodo il vino viene considerato un vero e proprio alimento e fonti storiche documentano che fosse utilizzato addirittura come farmaco per curare gli ammalati.

Stando a documentazione ufficiale, nel 1398 il Chianti era un vino bianco, molto diverso quindi dal rosso che conosciamo oggi, anche se non si sa con precisione quando abbia cambiato colore e quali caratteristiche avesse al tempo.

Si sa invece per certo che già prima di chiamarsi Chianti, questo vino era noto per la sua freschezza e la sua vivacità, caratteristiche derivate dalla particolare vinificazione imposta nel 1364 da Giovanni di Durante e Ruberto di Guido Bernardi, che avevano scelto di aggiungere al vino uva passa per eliminare le impurità e albume d’uovo, mandorle e sale per chiarificarlo, pepe e petali di rosa per ottenere una bella tonalità.

Nel 1924, precisamente il 14 maggio, 33 produttori della zona fondarono il consorzio Gallo Nero, per tutelare il vino Chianti e il suo marchio.

Ancora oggi, in Toscana, vengono organizzate numerose manifestazioni legate proprio al consorzio, che promuove la cultura del vino a 360 gradi.

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